La Spagna sul tetto del mondo
Luglio 12, 2010
La Spagna conquista il titolo mondiale, il primo della sua storia, superando l’Olanda, sconfitta per la terza volta in finale dopo le due precedenti sconfitte con Germania ed Argentina. Il polpo Paul, di cui si rivendicano le “origini” italiane, indovina ancora il risultato, confermandosi esperto in pronostici, manco fosse un mago di professione. Finale al di sotto delle aspettative, caratterizzata da un eccessivo nervosismo (soprattutto olandese) e da un tatticismo eccessivo, determinato dall’importanza della posta in palio, come spesso accade nelle finali.
Parte bene la Spagna, subito pericolosa al quinto minuto con un colpo di testa di Ramos che costringe il portiere olandese ad una non facile respinta in tuffo. All’11′ spagnoli ancora insidiosi con un tiro cross deviato da Heitinga in calcio d’angolo. La sfuriata degli uomini di Del Bosque dura solo un quarto d’ora, anche perchè gli olandesi oltre che a riorganizzarsi tatticamente cominciano a picchiare oltre il lecito consentito, imitati in alcune circostanze dai colleghi spagnoli, che non vanno certo per il sottile. La girandola delle ammonizioni ha inizio al 15′ con Van Persie e terminerà con un totale di 12 ammoniti ed un espulso (Heitinga). In tutto questo va sottolineata l’incapacità dell’arbitro Webb, che fa il duro estraendo cartellini in serie ma colpevole di non mandare anzitempo negli spogliatoi De Jong (29′) che interviene con una tacchettata assassina sul petto di Xabi Alonso. Il primo tempo scorre e al 45′ Robben calcia di sinistro da fuori costringendo Casillas a salvarsi in corner.
Nella ripresa il match si ravviva e al 62′ l’Olanda ha la grande occasione per passare in vantaggio: Sneijder verticalizza per Robben che solo davanti al portiere non calcia subito ma attende quell’attimo in più che permette a Casillas di salvare con una deviazione di piede in calcio d’angolo. Al 70′ Villa, favorito da un liscio clamoroso di Heitinga, calcia di sinistro a botta sicura, trovando però l’opposizione del difensore olandese, che riscatta il precedente errore. Al 77′ Ramos spreca di testa mandando alto da posizione favorevole. All’83′ Robben supera in velocità Puyol che iniziamente lo sbilancia, entra in area e cerca di eludere l’uscita dell’estremo difensore spagnolo, bravo a non farsi superare e a bloccare il pallone togliendolo dai piedi dell’attaccante olandese. In casa olandese le due occasioni sprecate pesano sul morale e sulla tenuta fisica della squadra, incapace di chiudere quando ne aveva le possibilità. Cominciano i supplementari e Spagna vicinissima al goal al 5′ con Fabregas, che spreca la clamorosa occasione calciando di sinistro addosso a Stekelenburg, bravo comunque nel respingere di piede. Al 4′ del secondo tempo supplementare l’Olanda rimane in dieci uomini e a quel punto arretra ancora di più lasciando l’iniziativa agli spagnoli, che non si accontentano e cercano di chiudere prima dei calci di rigore. Al 117′ Iniesta regala ai suoi la vittoria che vale il titolo con una conclusione di destro che non lascia scampo al portiere olandese. Furenti le proteste olandesi per un presunto fuorigioco, ma non è la prima volta in questo mondiale, macchiato dalle troppe sviste dei direttori di gara. Dopo tre minuti di recupero l’arbitro fischia la fine e la Spagna può gioire insieme ai suoi tifosi, impazziti ed entrati nell’Olimpo del calcio, vincendo in due anni Europeo e Mondiali. Casillas in lacrime alza la coppa, consegnata da quel simpaticone di Blatter, ricordatosi questa volta di premiare i vincitori, a differenza di quattro anni fa.
Risultato finale Olanda-Spagna 0-1 (d.t.s.)
Finale 3° posto Uruguay-Germania 2-3
Classifica marcatori
5 reti: Sneijder (Ola), Villa (Spa), Muller (Ger), Forlan (Uru).
Paolo Francesco Ferminelli
La Spagna è in finale
Luglio 8, 2010
Gli spagnoli esultano, i tedeschi si fermano di nuovo in semifinale. Per la squadra di Del Bosque è la prima finale della storia, un traguardo da sempre inseguito e finalmente raggiunto, a due anni dalla conquista del titolo europeo, guarda caso sempre contro la Germania. La Spagna vince con il solito goal di scarto, meritando comunque la vittoria, cercata da subito grazie ad una condotta di gara votata all’offensiva, con un possesso palla sempre accentuato, che costringe l’avversario di turno a snaturarsi e a correre spesso a vuoto. Nel primo tempo non ci sono grandi occasioni, ma la partita vede le furie rosse più intraprendenti e comunque pericolose con Villa (6′) che si vede respingere la sua conclusione di destro da Neuer in uscita e successivamente con un colpo di testa di Puyol (14′) terminato alto. Gli uomini di Low rispondono con una conclusione dalla distanza di Trochowski (31′) deviata in corner da Casillas.
Nella ripresa i rossi accentuano la loro pressione e vanno vicinissimi al goal (58′) con un’azione tutta di prima nata da un’incursione sulla sinistra di Iniesta che crossa al centro per Villa che arriva in ritardo per la deviazione vincente. Al 68′ Podolski crossa al centro per Kroos che calcia debolmente di piatto destro favorendo la respinta del portiere spagnolo, fallendo così la grande opportunità per il vantaggio. Come spesso accade nel calcio, se sbagli paghi ed al 73′ succede proprio questo: angolo dalla destra di Xavi e colpo di testa, questa volta vincente, del solito Puyol, con palla nell’angolo alla sinistra di Neuer. I tedeschi accusano il colpo e da quel momento non riusciranno a creare nemmeno un pericolo per Casillas, di sicuro uno tra i migliori nel suo ruolo in questo mondiale. All’82′ Pedro scatta in solitudine verso la porta avversaria ma spreca clamorosamente il raddoppio ignorando Torres, che non aspettava altro che il passaggio del compagno per il facile raddoppio. La finale è comunque in cassaforte e saranno gli olandesi a contrapporsi al sogno mondiale degli spagnoli, mai vincenti come del resto gli orange, sconfitti due volte in finale nel 1974 e nel 1978.
Risultati semifinali Germania-Spagna 0-1
Uruguay-Olanda 2-3
Paolo Francesco Ferminelli
La Germania umilia Maradona.
Luglio 4, 2010
Il volto distrutto, lo sguardo perso nel vuoto, l’impotenza di una squadra che ambiva al titolo mondiale, questa è l’ultima istantanea di Maradona, messo sotto scacco dalla Germania, che cala un poker duro da sopportare per gli argentini, speranzosi nel loro condottiero con il rosario tra le mani. E’ servito a poco appellarsi alla scaramanzia, ai baci, al segno della croce ripetuto più volte. L’incontro non ha avuto storia e lo si è capito al terzo minuto di gioco, quando Muller gelava di testa l’immobile difesa argentina, portiere compreso. Da quel momento i tedeschi hanno controllato il match, lasciando sfogare gli avversari, incapaci di costruire azioni pericolose per tutta la prima frazione di gioco. Messi cerca di farsi largo tra le maglie avversarie, ma sembra che giochi da solo contro undici e così la strada si fa in salita, anche perchè a centrocampo nessuno è in grado di tamponare le ripartenze tedesche, un vero e proprio spauracchio per gli avversari, lenti ed impacciati. Al 24′ Klose spreca una clamorosa occasione all’altezza del dischetto del rigore calciando alto il pallone della sicurezza.
Nel secondo tempo l’Argentina prova a fare qualcosa in più, impegnando di tanto in tanto Neuer con conclusioni dalla distanza (vedi Tevez) o con i cross, peraltro mai sfruttati da Higuaìn, sovrastato dalla difesa avversaria, sempre attenta e pronta nel contrastare le manovre avversarie, favorendo così il ribaltamento dell’azione. Al 68′ Podolsky scatta sulla sinistra e crossa al centro per Klose che raddoppia a porta vuota. Gli argentini assistono impotenti a ciò che sta accadendo e Maradona inserisce Pastore nel tentativo di dare una scossa, che però non arriva. Non si capisce perchè Milito venga lasciato in panca nel momento in cui ci si deve giocare il tutto per tutto e chissà se un un giorno el Pibe ci spiegherà perchè tanto oltracismo per un giocatore di valore assoluto, capace di fare le fortune dell’Inter in tutte e tre le competizioni vinte quest’anno. Al 74′ Schweinsteiger semina i difensori argentini come birilli e sempre dalla fascia sinistra fa partire il cross che Friedrich trasforma in goal. Tre schiaffi fanno davvero male, ma i tedeschi non smettono di offendere e c’è ancora tempo per il quarto sigillo di klose all’89′ con un preciso piatto destro da distanza ravvicinata. Per la punta tedesca è il quattordicesmo centro, ad un passo dal record di reti di Ronaldo, a quota 15. Per l’Argentina è la resa, dopo i tanti proclami e le provocazioni del suo C.t non c’è più spazio per le parole e le accuse agli arbitri, la mano di Dio e quant’altro. E’ tempo di bilanci, di chiarimenti su una gestione che ha determinato l’ennesima bocciatura per il calcio argentino.
Risultati quarti di finale: Germania-Argentina 4-0
Paraguay-Spagna 0-1
Olanda-Brasile 2-1
Uruguay-Ghana 5-3 (1-1) dopo calci di rig.
Paolo Francesco Ferminelli
Germania e Argentina ai quarti tra le polemiche
Giugno 28, 2010
E’ stata la giornata degli errori, o se volete dei disastri arbitrali. Capello nel pomeriggio, seguito da Aguirre in serata, hanno provato entrambi cosa voglia dire subire un torto difficile da digerire. La Germania infligge un pesantissimo poker agli inglesi, subito sotto di due goal nella prima mezz’ora (Klose 20′, Podolski 32′) che sfruttano al meglio le amnesie della difesa inglese, lenta e sempre fuori posizione. Gli uomini di Capello trovano comunque la forza di reagire ed accorciano le distanze con un colpo di testa di Upson al 37′. Un minuto più tardi avviene il fattaccio: Lampard fa partire un bolide dalla distanza ed il pallone batte prima sulla traversa e poi ben oltre la linea di porta, come evidenziato chiaramente dai vari replay. L’arbitro fa incredibilmente proseguire e gli inglesi non riescono a capacitarsi di una simile svista. Nella ripresa i tedeschi allungano il passo dilagando altre due volte con Muller (67′, 70′) che sancisce la vittoria tedesca, confermando una superiorità comunque evidente.
Anche il Messico può recriminare e ne ha tutte le ragioni, visto e considerato che il match viene sbloccato da un goal di Tevez (26′) in evidente fuorigioco. Rimane inspiegabile l’atteggiamento di Ayroldi e Rosetti, imbarazzati di fronte le decise proteste dei messicani, che vedono il replay dell’azione incriminata sul display dello stadio. Dopo un lungo conciliabolo con il guardalinee, l’arbitro decide di confermare la propria decisione, convalidando così il vantaggio argentino. Sentitosi defraudato ed anche in debito con la sorte (traversa di Salcido nei minuti iniziali), il Messico prova a reagire ma un’ncredibile disattenzione difensiva di Osorio permette ad Higuain di raddoppiare e mettere al sicuro il risultato (33′). Nella ripresa la squadra di Aguirre continua a creare gioco, ma ancora una volta l’Argentina si conferma micidiale nello sfruttare le opportunità a disposizione, trovando la terza rete con una fantastica conclusione da fuori area di Tevez (52′) con palla nell’angolo alla sinistra di Perez. I messicani non demordono e trovano finalmente il goal con una gran botta di sinistro di Hernandez (71′) che non lascia scampo all’immobile estremo difensore argentino.
Risultati Ottavi di finale Germania-Inghilterra 4-1
Argentina-Messico 3-1
Paolo Francesco Ferminelli
Slovacchia in, Italia out
Giugno 25, 2010
Siamo fuori dal Mondiale, questo è il verdetto del campo e la dura realtà di cui ‘Italia calcistica deve tenere conto. Le avvisaglie del resto non lasciavamo spazio a troppe speranze e progetti a lungo termine. La Nazionale italiana saluta nel modo peggiore, da Campione del Mondo uscente, sbattuta fuori da un avversario nettamente alla sua portata, nel girone meno complicato, almeno sulla carta. L’arroganza di Lippi nel voler contare sempre e solo sui suoi giocatori fidati, peraltro improponibili a questi livelli, ha giocato un ruolo fondamentale in questo fallimento, nonostante le avvisaglie fossero ben evidenti sin dallo scorso anno, dopo la figuraccia nella Confederation Cup. Il CT ha voluto andare oltre i propri limiti, pensando che la vittoria del 2006 gli avesse dato la patente d’immunità da qualsiasi critica e scelta tecnica. Così il mister ha ritenuto di lasciare a casa Cassano per problemi di antipatia dovuti a presunti e mai chiariti problemi personali, Balotelli, ritenuto probabilmente poco utile alla causa e se vogliamo anche Totti, che anche a mezzo servizio avrebbe dato certamente qualità ad una squadra che ne ha ben poca.
Il Mondiale è stato spietato, mettendo a nudo tutti i difetti di un undici privo d’inventiva a metà campo ed assai fragile nel reparto difensivo. Si è lasciato Cannavaro al centro della difesa insieme a Chiellini, incerti e troppo lenti per poter dare una copertura difensiva all’altezza della situazione. L’attacco ha deluso su tutta la linea, ad eccezione di Quagliarella, forse il più vivace e giustamente lasciato seduto in panchina, ad eccezione dell’ultima partita, quando i giochi erano quasi fatti. Ora non rimane che la tristezza e la rabbia per non aver portato una squadra in grado di farci sperare in qualcosa di più di un ottavo di finale, perchè queste erano le aspettative, nessuna speranza di andare oltre, quasi si avesse la convinzione dell’impotenza.
La partita con la Slovacchia è stata tra le più deludenti in assoluto, una sorta di Corea, tanto per far capire come si sia toccato il fondo. Primo tempo a dir poco imbarazzante, dove la squadra azzurra non riesce a creare lo straccio di un’azione degna di nota. Dall’altra parte invece una squadra con le idee ben chiare, dedita al pressing e al gioco in velocita’, che mette a nudo i nostri cronici difetti d’impostazione ed organizzazione. Al 25′ De Rossi sbaglia un comodo appoggio favorendo l’inserimento di Vittek che con un destro da fuori area rende vano il tentativo di deviazione di Marchetti. Ancora una volta la strada è in salita e la prima frazione di gioco termina con un risultato che nessuno poteva prevedere. Nel secondo tempo Lippi manda in campo Quagliarella, Maggio e Pirlo ed i nostri si fanno finalmente più intraprendenti rendendosi pericolosi con Di Natale (56′) che spreca da buona posizione calciando malamente a lato. Al 67′ la grande chance per il pareggio è proprio sui piedi dell’attaccante napoletano, ma la sua conclusione di destro viene respinta sulla linea di porta da un difensore avversario. Passano quattro minuti e Vittek raddoppia di piatto destro da distanza ravvicinata, sfruttando al meglio l’assist di Hamsik. I giocatori italiani sembrano ormai al tappeto ed invece Di Natale riapre i giochi all’81′, realizzando di piatto sinistra a porta vuota. Poco più tardi Quagliarella realizza il pari ma il guardalinee annulla per fuorigioco. All’89′ ancora una beffa per la difesa italiana, presa d’infilata da Kopunek, bravo nell’anticipare l’uscita di Marchetti con un preciso pallonetto che termina nell’angolo alla destra del portiere italiano. Nei minuti di recupero(92′) Quagliarella inventa una rete da ricordare con un pallonetto da fuori area che beffa il portiere Mucha, anche se ormai è troppo tardi per sperare nel pareggio qualificazione.
E’ la fine dei sogni, l’uscita anzitempo dal palcoscenico mondiale. Gli sguardi persi nel vuoto dei tanti giocatori con la maglia azzurra sono il simbolo di una resa incondizionata. Dalle notte magiche di Berlino alle notti tragiche targate 2010. E per concludere l’addio senza ritorno del commissario tecnico Lippi, questa volta meno spocchioso ed arrogante del solito, conscio di averla fatta davvero grossa. Il Ct, come sottolineato in conferenza stampa, si è assunto tutte le responsabilità per la clamorosa eliminazione, mostrandosi sorpreso per tutto quello che è accaduto. Di certo ricorderemo la sua tuta rossa, simbolo della vergogna per una Nazionale che esce tra i fischi e l’indignazione dei suoi 56 milioni di commissari tecnici.
Risultati Girone F Slovacchia-Italia 3-2 Paraguay-Nuova Zelanda 0-0
Risultati Girone E Danimarca-Giappone 1-3 Camerun-Olanda 1-2
Paolo Francesco Ferminelli
L’Italia delude ancora
Giugno 21, 2010
Le promesse della vigilia non hanno trovato conferme sul terreno di gioco e cosi’ la Nazionale, sempre più allo sbaraglio, finisce col pareggiare con la Nuova Zelanda, conquistando il secondo pareggio dopo quello iniziale con il Paraguay. I problemi sono gli stessi: la difesa si fa bucare anche quando gli avversari non sono irresistibili, il centrocampo costruisce poco e le punte finiscono col trovarsi a mal partito, specie contro avversari alti e forti fisicamente. Come nella prima partita, gli azzurri sono costretti a rimontare lo svantaggio, anche in questo caso scaturito da un calcio piazzato che trova i difensori impreparati (vedi Cannavaro), anche se la rete neozelandese di Smeltz al 7′ doveva essere annullata per posizione di fuorigioco. L’Italia cerca di reagire e al 21′ Zambrotta si rende pericoloso con una conclusione da fuori area con palla di poco alta sopra la traversa. Al 26′ Montolivo, sempre dalla lunga distanza, colpisce in pieno il palo, confermandosi uno tra i migliori. Gli azzurri premono e al 30′ Chiellini crossa al centro per De Rossi che viene strattonato in area da Smith.
L’arbitro concede il rigore che Iaquinta trasforma con un preciso piatto destro che spiazza Paston. Ottenuta la parità, la squadra italiana continua a premere, anche se la manovra risulta sempre priva di quegli spunti che potrebbero dare un’altra piega al match. Al termine della prima frazione di gioco De Rossi ci prova ancora dalla lunga distanza, costringendo l’estremo difensore avversario ad un’affannosa respinta. Nel secondo tempo Lippi prova a mescolare le carte, sostituendo Pepe e Gilardino con Camoranesi e Pazzini, ma la musica non cambia, semmai risulta ancora più stonata. Contro un avversario votato alla difesa ad oltranza, l’Italia non riesce mai a smarcare le punte, vista l’assoluta mancanza di giocatori in grado di verticalizzare o di ali che sappiano crossare dalle fasce laterali. Sta di fatto che le occasioni create nascono sempre co conclusioni dalla distanza, vedi Montolivo e Camoranesi, peraltro respinte in maniera provvidenziale da Paston. La Nuova Zelanda potrebbe addirittura portare a casa l’intera posta con un sinistro di Wood (84′), terminato di poco a lato alla sinistra di Marchetti. Al termine dell’incontro il signor Lippi, sempre arrogante e poco incline alle critiche ha pensato bene di aggrapparsi alla sfortuna, sottolineando più volte di non aver lasciato fenomeni a casa. Povera Italia…
Risultati Girone F Slovaccchia-Paraguay 0-2
Italia-Nuova Zelanda 1-1
Risultati Girone G Brasile-Costa D’Avorio 3-1
Paolo Francesco Ferminelli
L’Italia pareggia senza brillare
Giugno 15, 2010
L’italia stenta, ottenendo un pareggio che alla fine può anche essere considerato accettabile, nonostante il Paraguay si sia dimostrato avversario tutt’altro che insuperabile. La squadra di Lippi mostra qualche progresso a livello fisico, con una condizione migliore rispetto alle precedenti uscite, specie quella con il Messico in cui si era vista una squadra davvero stanca e fuori fase in tutti i reparti. Tra le note positive vanno menzionati Montolivo e Pepe, vivaci e propositivi in un undici che stenta nel trovare trame di gioco accettabili, vista la mancanza di un fantasista in grado di darle quello spunto in più per decidere le sorti del match. Una menzione anche per De Rossi, che regala agli azzurri la rete del pareggio nella ripresa (63′)dopo la rete iniziale di Alcaraz (39′) allontanando lo spettro della sconfitta che avrebbe creato ancora più tensione e critiche verso una Nazionale che non riesce ad entusiasmare. Tra le note negative l’uscita di Buffon alla fine del primo tempo per un presunto problema alla schiena, anche se il problema fisico che ha colpito il portiere italiano sembra meno grave del previsto. Al termine della partita il Ct non ha perso occasione di dare lezione ai giornalisti, polemizzando come suo solito e trovando discutibili giustificazioni sul gioco espresso parlando di terreno troppo scivoloso per potersi esprimersi al meglio. Inoltre, intervistato da un giornalista paraguaiano ha espresso parole poco lusinghiere nei confronti degli avversari, definendoli rinunciatari e propensi al solo gioco di rimessa. Se questo è l’inizio, attendiamoci per le prossime partite ulteriori lezioni di stile e comportamento, in attesa di una squadra che sappia vincere ed offrire spettacoli degni di una squadra campione del mondo in carica.
Risultati di tutte le partite si qui giocate a Sudafrica 2010
Gruppo A Sudafrica-Messico 1-1 Uruguay-Francia 0-0
Gruppo B Corea del Sud-Grecia 2-0 Argentina-Nigeria 1-0
Gruppo C Inghilterra-Usa 1-1 Algeria-Slovenia 0-1
Gruppo D Serbia-Ghana 0-1 Germania-Australia 4-0
Gruppo E Olanda-Danimarca 2-0 Giappone-Camerun 1-0
Gruppo F Italia-Paraguay 1-1
Paolo Francesco Ferminelli
Milito regala la Champions all’Inter
Maggio 23, 2010
El hombre del partido è sempre lui, Milito, protagonista del trionfo interista in Champions League dopo 45 anni di attesa. Per i nerazzurri si tratta di un record, visto che mai nessuna squadra italiana era riuscita a fare bingo conquistando tre titoli in una sola stagione. Moratti ha avuto il grande merito di costruire una squadra forte in tutti i reparti, con seconde linee di sicuro affidamento, capace di fronteggiare al meglio le varie competizioni, sempre con la stessa determinazione e la voglia di vincere. Ed in questo sta la grande vittoria di Mourinho, antipatico quanto si vuole, provocatore all’eccesso, ma abile nel creare la giusta tensione, la voglia di vincere, di superarsi e di non fermarsi mai davanti ad una vittoria, andando sempre a cercare un nuovo obiettivo da raggiungere.
Una gestione perfetta se vogliamo, come dimostrato dai risultati eccezionali sin qui ottenuti. La finale con il Bayern Monaco ha vissuto di fiammate, specie nella fase finale del primo tempo e soprattutto nella ripresa. Si sapeva che le squadre non sarebbero andate all’arrembaggio e così è stato. La prima occasione degna di nota è targata Sneijder al 18′ con una violenta punizione da fuori area respinta a stento da Butt. Si tratta comunque di un episodio isolato che non determina ancora strappi decisivi a favore dell’una o dell’altra squara. Al 34′ l’equilibrio si rompe ed è l’Inter ad ipotecare il successo. Rinvio lungo di Julio Cesar, rimpallo favorevole per Sneijder che serve Milito, smarcandolo nell’area piccola. L’argentino attende che il portiere gli venga incontro e realizza con un preciso tocco di destro a mezz’altezza. La gioia della panchina nerazzurra è incontenibile, come lo è quella dei giocatori e dei tifosi. La coppa sta prendendo la via di Milano, nonostante manchi ancora tanto alla fine. Al 43′ il solito Sneijder, questa volta nei panni del finalizzatore, spreca clamorosamente il raddoppio, calciando addosso al portiere.
Il secondo tempo assume una piega diversa e dopo appena una trentina di secondi il Bayern va vicinissimo al pareggio con una conclusione ravvicinata di Muller, respinta miracolosamente da Julio Cesar. Passa un minuto e Pandev, fino a quel momento piuttosto in ombra, va vicino al raddoppio con una bella conclusione di sinistro deviata in angolo da Butt, decisivo nella circostanza. I tedeschi però riprendono il pallino del gioco, costringendo gli avversari a difendersi ad oltranza. Al 65′ Robben inventa con il suo sinistro a girare una parabola velenosa, neutralizzata alla grande dal portiere nerazzurro che riesce a deviare con la punta delle dita. Con l’Inter alle corde ci si attende da un momento all’altro il pareggio bavarese ed invece al 70′, su azione di rimessa, Milito scatta verso la porta, entra in area superando il diretto avversario con una splendida finta per poi concludere con un preciso piatto destro alla sinistra dell’incolpevole portiere tedesco. E’ il segno del trionfo e al tempo stesso la resa degli uomini di Van Gaal, stremati e sfiduciati proprio nel momento del massimo sforzo prodotto nel tentativo di ottenere il pareggio. Il Bayern ci prova comunque, ma la generosità dei suoi tentativi s’infrange davanti al solido muro interista. Arriva il fischio finale di Webb e la Milano nerazzurra può finalmente esplodere e vedere capitan Zanetti esultante come non mai alzare l’ambita Coppa dei Campioni, sì proprio quella, come da tanto tanto tempo non le accadeva. Mourinho piange e saluta i suoi tifosi. D’ora in avanti sarà molto probabilmente il Real Madrid il suo pensiero fisso, il colore bianco madridista sostituira’ come per incanto il nerazzurro delle casacche a lui tanto care. Intanto la festa interista continua, nel segno dei tre tituli vinti a distanza ravvicinatisima l’uno dall’altro, in una stagione per tanti indimenticabile e per altri irripetibile.
Paolo Francesco Ferminelli
Inter campione d’Italia
Maggio 17, 2010
L’Inter conquista il suo diciottesimo scudetto con Milito, il suo uomo più determinante, capace di risolvere sempre le partite che contano. La strenua difesa del Siena ha creato non poche difficoltà alla squadra di Mourinho, grazie anche alle parate del portiere Curci, senza dubbio il migliore dei suoi. Eppure la prima occasione è proprio per i toscani al sesto minuto con Ekdal, che spreca davanti al portiere calciando malamente a lato. Dopo lo scampato pericolo, ha inizio il monologo interista. Al 13′ è Balotelli ad avere la grande chance ma il suo destro a botta sicura di piatto destro termina di pochissimo a lato. Un minuto più tardi tocca a Milito, anche lui insidioso con una conclusione di destro di poco fuori sull’uscita del portiere. Alla mezz’ora è Samuel a rendersi pericoloso di testa, trovando il sempre attento Curci alla respinta. Al 35′ Eto’o inventa una conclusione da posizione decentrata, anche questa respinta. Al 37′ il Siena interrompe la pressione interista con un sinistro da fuori di Maccarone, respinto da Julio Cesar. Al 38′ Balotelli ci riprova e questa volta la conclusione di destro in mezza girata va a stamparsi sulla traversa. Nel frattempo la Roma passa a Chievo con Vucinic, garantendosi il momentaneo sorpasso. Nella ripresa il copione non cambia e l’Inter costringe l’irriducibile Siena alle barricate, portandosi all’attacco con tutti i suoi effettivi o quasi. Al 53′ Milito calcia di destro da fuori area e ancora una volta Curci evita la rete deviando in angolo con un balzo prodigioso. Sembra una partita stregata ma al 57′ lo scudetto si tinge di nerazzurro: Zanetti parte in progressione incuneandosi tra le maglie senesi e poco prima di entrare in area serve Milito che realizza con un’imprendibile conclusione d’esterno destro. Ottenuto il vantaggio gli interisti cercano di mantenere il possesso palla, riuscendo comunque a creare altre due palle goal con Stankovic al 75′ (traversa) e Milito (77′) che di sinistro impegna Curci ad una non facile respinta. All’88′ Julio Cesar rischia grosso non trattenendo un cross di Rosi proveniente dalla destra ma nessun giocatore del Siena si fa trovare pronto per la deviazione vincente. Dopo i tre minuti di recupero, l’arbitro Morganti fischia la fine ed è il tripudio per il popolo interista, con Moratti sorridente e sollevato al termine di una partita piena di tensione. Lo stesso dicasi per Mourinho, stranamente taciturno e teso come poche volte, o forse mai lo si era visto fino a questo momento. La lunga corsa per il titolo trova il suo culmine quando i giocatori fanno la passerella in mezzo al campo, prima di essere premiati con la medaglia prima e con la coppa poi. A Chievo invece si consuma la delusione dei giallorossi, ancora una volta vicini al sogno tricolore ma non per questo non meritevoli di elogi per un campionato partito in sordina e conclusosi brillantemente, dopo un’incredibile rimonta, completata da un sorpasso, seppur di breve durata. Ranieri ha avuto il merito di ricreare un ambiente sfaldato ed in collisione con la società, invitata più volte a passare la mano. In una situazione assai critica, l’allenatore giallorosso ha saputo anche rilanciare giocatori che sembravano ormai sulla via dell’anonimato (vedi Perrotta e Taddei), senza dimenticare il rilancio del portiere Julio Sergio, passato da sconosciuto terzo portiere a titolare inamovibile, protagonista indiscusso della rimonta ed autore di parate che lo hanno fatto diventare uno degli estremi difensori con il più alto rendimento di tutta la serie A. E non bisogna dimenticare la gestione dell’allenatore per quello che riguarda Totti, specie dopo i tanti infortuni che ne hanno condizionato il rendimento, non solo in questa stagione. Ranieri non si è lasciato condizionare, lasciando spesso fuori il capitano, garantendone il recupero, senza mai rischiarlo oltre il lecito, nonostante la pressione della stampa che più volte ne chiedeva l’immediato riutilizzo. Una stagione quindi vissuta ad ottimi livelli, come testimonia anche la finale di Coppa Italia, persa comunque con un grande avversario, che a questo punto mira al tris, che farebbe la storia del nostro calcio.
Una nota di merito alla Sampdoria, che conquista il quarto posto sconfiggendo in casa il Napoli con il solito Pazzini, altro protagonista insieme a Cassano di questo campionato. Il Palermo vince a Bergamo ma non basta per ottenere il passaggio ai preliminari di Champions League. Tra gli altri risultati vanno ricordati la vittoria del Catania, firmata ancora una volta da Maxi Lòpez, il successo della Lazio in casa con l’Udinese, che pur perdendo può comunque vantare Di Natale cannnoniere assoluto con 29 reti, il rotondo 3-0 del Milan ai danni della Juventus, la vittoria del Parma sul Livorno, a conferma di un campionato eccellente per una neopromossa, così come quello del Bari, che chiude nel migliore dei modi con la vittoria ai danni della Fiorentina.
Risultati 38a giornata
Atalanta-Palermo 1-2
Bari-Fiorentina 2-0
Cagliari-Bologna 1- 1
Catania-Genoa 1-0
Chievo-Roma 0-2
Lazio-Udinese 3-1
Milan-Juventus 3-0
Parma-Livorno 4-1
Sampdoria-Napoli 1-0
Siena-Inter 0-1
Classifica
Inter 82, Roma 80, Milan 70, Sampdoria 67, Palermo 65, Napoli 59, Juventus 55, Parma 52, Genoa 51, Bari 50, Fiorentina 47, Lazio 46, Catania 45, Cagliari, Chievo, Udinese 44, Bologna 42, Atalanta 35, Siena 31, Livorno 29
Classifica marcatori
29 reti: Di Natale (6rig.) Udinese
22 reti: Milito (4rig.) Inter
19 reti: Miccoli (6 rig.) Palermo; Pazzini (3 rig.) Sampdoria
Inter Campione d’Italia
Inter, Roma e Milan in Champions League
Sampdoria ai preliminari di Champions League
Palermo, Napoli e Juventus in Europa League
Atalanta, Livorno e Siena retrocesse in Serie B
Paolo Francesco Ferminelli
Inter e Roma continuano la corsa
Maggio 10, 2010
Come un film a puntate, la corsa scudetto tra nerazzurri e giallorossi avrà termine tra meno di una settimana, visto che le due squadre non ne vogliono sapere di mollare. Mourinho e compagnia hanno assaporato il sogno scudetto per quasi un’ora ma Totti ha pensato che non era ancora il momento per chiudere definitivamente i giochi. L’Inter ha ancora un match point, avendo dalla sua due punti di vantaggio. Dall’altra parte Ranieri spera nel miracolo, nel sorpasso sull’odiato rivale, che non perde occasione di polemizzare, soprattutto dopo la burrascosa finale di Coppa Italia.
A Milano il Chievo passa subito con un’autorete di Motta, pareggiata un minuto dopo con un tocco maldestro di Mantovani. Cambiasso porta in avanti i suoi, coadiuvato da Milito che fa tris con un pallonetto da applausi e da Balotelli, anche a lui a segno con un preciso lob sull’uscita del portiere. Sembra fatta, tutto facile si direbbe, eppure l’Inter prova a farsi del male, subendo altre due volte (Granoche, Pellissier). Il match finisce lì, anche se Pandev spreca la quinta rete colpendo il palo con un sinistro ravvicinato. La Roma fa più o meno lo stesso, cogliendo tre pali e sprecando occasioni in serie. Il Cagliari, quasi senza volerlo passa con una punizione da fuori area di Lazzari, che sorprende il portiere Julio Sergio. Il sipario si chiude lentamente, almeno sembra, fino a quando Totti realizza la doppietta (il secondo su rigore) che rimette in discussione tutto.
Nello spareggio per il quarto posto il Palermo pareggia con la Sampdoria, passata in vantaggio con un rigore di Pazzini nella ripresa e raggiunta subito dopo da Miccoli, sempre dagli undici metri. Il Genoa supera il Milan nel silenzio dello stadio Marassi, chiuso al pubblico per evidenti problemi di ordine pubblico, viste le avvisaglie ben poco rassicuranti provenienti da entrambe le tifoserie. Certo che la decisione poteva essere presa con maggiore anticipo, visto e considerato che il pubblico ha comunque diritto a partecipare ad un evento, specie se abbonato e se ha già pagato il biglietto.
La Juventus colleziona la quattordicesima sonfitta, cedendo in casa davanti ad un Parma che sfrutta al meglio le lacune difensive bianconere. Passa per prima la Juventus con Del Piero al 16′, Lanzafame prima pareggia (con deviazione) e poi fa il sorpasso sempre nel primo tempo, seguito dal tris emiliano di Biabiany e al goal di Iaquinta a tempo ormai scaduto.
Il Napoli condanna alla serie B l’Atalanta grazie alla doppietta di Quagliarella, mentre la Lazio conquista la matematica salvezza sconfiggendo il già retrocesso Livorno con le reti di Rocchi e Brocchi, inframezzate dal momentaneo pareggio toscano di Lucarelli. Bologna e Catania si spartiscono la posta. Vantaggio dei locali con Di Vaio e pareggio di Maxi Lòpez, che si conferma bomber di razza. La Fiorentina non sa più vincere e rischia addirittura la sconfitta con il Siena (Vergassola), trovando con Marchionni la rete del pareggio. Udinese e Bari si rincorrono e finiscono anche loro senza vincitori nè vinti. Ospiti avanti con Barreto, pareggia il solito Di Natale che raggiunge le 100 reti in serie A, confermando una stagione eccezionale. Pepe porta in vantaggio i friulani con una pregevole conclusione di sinistro ma Koman pareggia per i baresi. Nella seconda frazione ancora Di Natale a segno e definitivo pareggio a tempo scaduto di Almiròn.
Risultati 37a giornata
Bologna-Catania 1-1
Fiorentina-Siena 1-1
Genoa-Milan 1-0
Inter-Chievo 4-3
Juventus-Parma 2-3
Livorno-Lazio 1-2
Napoli-Atalanta 2-0
Palermo-Sampdoria 1-1
Roma-Cagliari 2-1
Udinese-Bari 3-3
Classifica
Inter 79, Roma 77, Milan 67, Sampdoria 64, Palermo 62, Napoli 59, Juventus 55, Genoa 51, Parma 49, Fiorentina, Bari 47, Chievo, Udinese 44, Cagliari, Lazio 43, Catania 42, Bologna 41, Atalanta 35, Siena 31, Livorno 29
Paolo Francesco Ferminelli







