Lazio prima. Il Milan insegue.
Ottobre 26, 2010
Il campionato conferma la Lazio in testa, seguita dai rossoneri a due lunghezze di distanza. Ma la vera novità riguarda l’Inter, da anni abituata a comandare ed ora costretta ad inseguire, staccata di ben quattro punti dal vertice della classifica. La storia cambia, come non accadeva da diverso tempo. Benitez avrà un compito non certo facile, nonostante la sua squadra abbia un potenziale di indubbio valore, come dimostra l’ottimo ruolino in Champions. I nerazzurri pareggiano in casa con la Sampdoria, passata in vantaggio con una bella semigirata di Guberti, che sfrutta al meglio lo splendido suggerimento di Cassano dalla destra. Eto’0 pareggia a dieci minuti dal termine, confermandosi capocannoniere della Serie A e protagonista assoluto di questo inizio stagione.
I biancocelesti superano il Cagliari di misura (Floccari, Mauri, Matri) ottenendo così la quarta vittoria consecutiva. Il Milan si conferma con il successo esterno in quel di Napoli, targato Robinho-Ibrahimovic. I partenopei, che rimangono in inferiorità numerica, accorciano le distanze con un gran goal di Lavezzi, ma non riescono nell’impresa di pareggiare a tempo scaduto come gli era riuscito l’anno scorso.
La Juventus pareggia a Bologna, sprecando un rigore (inesistente) con Iaquinta, ipnotizzato dall’ottimo estremo difensore rossoblu Viviano, migliore in campo. La Fiorentina si riscatta con un bel successo sul Bari, (prodezza di Donadel con un tiro a giro da posizione decentrata, Gilardino da distanza ravvicinata dopo la respinta del portiere avversario). La squadra di Ventura sembra aver perso la brillantezza delle prime giornate e la posizione in classifica comincia a preoccupare.
La Roma continua il periodo negativo, confermato dal pareggio a reti bianche con il Parma, fanalino di coda insieme al Cagliari. Il Chievo supera a tempo scaduto il Cesena (rete decisiva di Thereau) portandosi al quarto posto in classifica. L’Udinese sembra rinata ed il Palermo ne subisce le conseguenze, dominata più di quanto non dica il punteggio. Benatia e Di Natale su calcio di rigore affondano l’undici di Delio Rossi, che risponde con Pinilla quando ormai la partita sta per chiudersi. Il Lecce non perde colpi tra le mura amiche e ribalta con gli acuti di Ofere e Di Michele (bellissimo goal di sinistro al volo) lo svantaggio iniziale con il Brescia (Caracciolo). Il Genoa, pur non brillando, supera il Catania con Rossi, che realizza con una deviazione sotto misura da attaccante vero.
Risultati 8a giornata
Bologna-Juventus 0-0
Chievo-Cesena 2-1
Fiorentina-Bari 2-1
Genoa-Catania 1-0
Inter-Sampdoria 1-1
Lazio-Cagliari 2-1
Lecce-Brescia 2-1
Napoli-Milan 1-2
Parma-Roma 0-0
Udinese-Palermo 2-1
Classifica
Lazio 19, Milan 17, Inter 15, Chievo 13, Juventus, Napoli 12, Palermo, Sampdoria, Genoa, Lecce 11, Udinese 10, Catania, Brescia, Roma 9, Fiorentina, Bologna, Cesena, Bari 8, Cagliari, Parma 7
Paolo Francesco Ferminelli
Lazio sempre sola al comando
Ottobre 18, 2010
La Lazio di Reja supera l’ostacolo Bari e si conferma solitaria in vetta alla classifica, mantenendo i due punti di vantaggio su Milan ed Inter, vittoriose con Chievo (doppietta di Pato) e Cagliari (gioiello di Eto’o). I biancocelesti s’impongono con gli acuti di Hernanes e Floccari, determinanti insieme a Mauri, sempre più uomo assist, coadiuvati da una difesa difficile da perforare e da un centrocampo in grado di controllare la gara, per poi colpire al momento opportuno. La Juventus ritrova la serenità e la continuità di rendimento con Krasic ed Aquilani, elementi che garantiscono profondità e qualità nella manovra, senza dimenticare la ritrovata (almeno sembra) compattezza nel reparto difensivo. Del Piero realizza la quarta rete contro il Lecce ed entra nella storia bianconera, raggiungendo Boniperti a quota 178 in serie A per un totale di 307 goals realizzati in carriera.
Il Palermo conquista i primi tre punti in casa con una vittoria assai convincente ai danni del Bologna, firmata Pastore-Ilic, autori di due reti da ricordare, specie quella dell’argentino con un fantastica conclusione di esterno destro da fuori area. Gli emiliani si consolano con Di Vaio, sempre pronto a lasciare il segno anche nelle giornate meno felici. Il Napoli passa per primo a Catania (Cavani) ma alla fine deve accontentarsi di un pari ottenuto grazie anche alle parate di De Sanctis. La Sampdoria ribalta in due minuti il risultato contro la Fiorentina, che si ritrova da sola in fondo alla classifica. Ziegler e Cassano, quest’ultimo autore di un goal da cineteca, ribaltano il risultato, rendendo inutile l’iniziale vantaggio viola firmato Marchionni.
L’Udinese a sua volta abbandona l’ultimo posto della classifica con la bellissima rete di Corradi, determinante nel successo bianconero in quel di Brescia. Cesena e Parma si dividono la posta, mentre nell’anticipo di sabato sera la Roma ritrova il sorriso superando di misura il Genoa con le reti di Borriello e Brighi.
Risultati 7a giornata
Bari-Lazio 0-2
Brescia-Udinese 0-1
Cagliari-Inter 0-1
Catania-Napoli 1-1
Cesena-Parma 1-1
Juventus-Lecce 4-0
Milan-Chievo 3-1
Palermo-Bologna 4-1
Roma-Genoa 2-1
Sampdoria-Fiorentina 2-1
Classifica
Lazio 16, Inter, Milan 14, Napoli 12, Juventus, Palermo 11, Sampdoria, Chievo 10, Catania, Brescia 9, Genoa, Cesena, Bari, Roma, Lecce 8, Cagliari, Bologna, Udinese 7, Parma 6, Fiorentina 5
Paolo Francesco Ferminelli
Lazio ed Inter al comando
Settembre 28, 2010
Campionato al momento senza un padrone con costanza di rendimento. I nerazzurri sembravano tornati alla ribalta dopo le due vittorie consecutive con Palermo e Genoa ma hanno segnato il passo con la Roma, vincitrice nei minuti di recupero con un acuto del ritrovato Vucinic, l’uomo che realizza sempre reti determinanti. Sale in vetta alla classifica la Lazio grazie al successo in casa del Chievo firmato Zarate, campione ritrovato dopo le tante delusioni patite nella scorsa stagione. Il Milan procede a piccoli passi veso la quadratura di una squadra che fatica a realizzare e che al momento deve accontentarsi di Ibrahimovic, capace di scardinare il bunker genoano con una prodezza che lascia soddisfatti i fans rossoneri. Si conferma il Bari di Ventura, capace di riscattare il pesante ko di San Siro con una vittoria di misura ai danni del Brescia. Il Catania sfiora la vittoria con il Bologna, la Juventus formato Krasic (tripletta) non lascia scampo ad un Cagliari distratto in difesa e con il solo Matri a rendere meno pesante la sconfitta (doppietta).
Il Napoli si conferma squadra da trasferta, superando in rimonta il Cesena con gli acuti di Lavezzi e Cavani, autore quest’ultimo di due reti da ricordare, specie la seconda con una conclusione di destro a girare con palla nel sette alla sinistra di Antonioli. Detto del primo successo romanista in campionato contro i primi della classe, da ricordare il primo successo della Fiorentina ed il primo punto ottenuto in questa stagione dall’Udinese, che costringe la Sampdoria ad uno 0-0 non certo esaltante. Pareggia il Palermo con il Lecce, in vantaggio di due reti ma raggiunto da Maccarone a tempo scaduto. Nessuna squadra è più imbattuta ed è anche questo è il sintomo di un campionato incerto, privo di un protagonista assoluto in grado di comandare le operazioni.
Risultati 5a giornata
Bari-Brescia 2-1
Catania-Bologna 1-1
Cesena-Napoli 1-4
Chievo-Lazio 0-1
Fiorentina-Parma 2-0
Juventus-Cagliari 4-2
Milan-Genoa 1-0
Palermo-Lecce 2-0
Roma-Inter 1-0
Sampdoria-Udinese 0-0
Classifica
Inter, Lazio 10, Chievo, Brescia 9, Milan, Catania, Napoli, Bari 8, Juventus, Cesena 7, Cagliari, Sampdoria, Bologna 6, Fiorentina, Palermo, Parma, Genoa, Lecce, Roma 5, Udinese 1
Paolo Francesco Ferminelli
La Spagna sul tetto del mondo
Luglio 12, 2010
La Spagna conquista il titolo mondiale, il primo della sua storia, superando l’Olanda, sconfitta per la terza volta in finale dopo le due precedenti sconfitte con Germania ed Argentina. Il polpo Paul, di cui si rivendicano le “origini” italiane, indovina ancora il risultato, confermandosi esperto in pronostici, manco fosse un mago di professione. Finale al di sotto delle aspettative, caratterizzata da un eccessivo nervosismo (soprattutto olandese) e da un tatticismo eccessivo, determinato dall’importanza della posta in palio, come spesso accade nelle finali.
Parte bene la Spagna, subito pericolosa al quinto minuto con un colpo di testa di Ramos che costringe il portiere olandese ad una non facile respinta in tuffo. All’11′ spagnoli ancora insidiosi con un tiro cross deviato da Heitinga in calcio d’angolo. La sfuriata degli uomini di Del Bosque dura solo un quarto d’ora, anche perchè gli olandesi oltre che a riorganizzarsi tatticamente cominciano a picchiare oltre il lecito consentito, imitati in alcune circostanze dai colleghi spagnoli, che non vanno certo per il sottile. La girandola delle ammonizioni ha inizio al 15′ con Van Persie e terminerà con un totale di 12 ammoniti ed un espulso (Heitinga). In tutto questo va sottolineata l’incapacità dell’arbitro Webb, che fa il duro estraendo cartellini in serie ma colpevole di non mandare anzitempo negli spogliatoi De Jong (29′) che interviene con una tacchettata assassina sul petto di Xabi Alonso. Il primo tempo scorre e al 45′ Robben calcia di sinistro da fuori costringendo Casillas a salvarsi in corner.
Nella ripresa il match si ravviva e al 62′ l’Olanda ha la grande occasione per passare in vantaggio: Sneijder verticalizza per Robben che solo davanti al portiere non calcia subito ma attende quell’attimo in più che permette a Casillas di salvare con una deviazione di piede in calcio d’angolo. Al 70′ Villa, favorito da un liscio clamoroso di Heitinga, calcia di sinistro a botta sicura, trovando però l’opposizione del difensore olandese, che riscatta il precedente errore. Al 77′ Ramos spreca di testa mandando alto da posizione favorevole. All’83′ Robben supera in velocità Puyol che iniziamente lo sbilancia, entra in area e cerca di eludere l’uscita dell’estremo difensore spagnolo, bravo a non farsi superare e a bloccare il pallone togliendolo dai piedi dell’attaccante olandese. In casa olandese le due occasioni sprecate pesano sul morale e sulla tenuta fisica della squadra, incapace di chiudere quando ne aveva le possibilità. Cominciano i supplementari e Spagna vicinissima al goal al 5′ con Fabregas, che spreca la clamorosa occasione calciando di sinistro addosso a Stekelenburg, bravo comunque nel respingere di piede. Al 4′ del secondo tempo supplementare l’Olanda rimane in dieci uomini e a quel punto arretra ancora di più lasciando l’iniziativa agli spagnoli, che non si accontentano e cercano di chiudere prima dei calci di rigore. Al 117′ Iniesta regala ai suoi la vittoria che vale il titolo con una conclusione di destro che non lascia scampo al portiere olandese. Furenti le proteste olandesi per un presunto fuorigioco, ma non è la prima volta in questo mondiale, macchiato dalle troppe sviste dei direttori di gara. Dopo tre minuti di recupero l’arbitro fischia la fine e la Spagna può gioire insieme ai suoi tifosi, impazziti ed entrati nell’Olimpo del calcio, vincendo in due anni Europeo e Mondiali. Casillas in lacrime alza la coppa, consegnata da quel simpaticone di Blatter, ricordatosi questa volta di premiare i vincitori, a differenza di quattro anni fa.
Risultato finale Olanda-Spagna 0-1 (d.t.s.)
Finale 3° posto Uruguay-Germania 2-3
Classifica marcatori
5 reti: Sneijder (Ola), Villa (Spa), Muller (Ger), Forlan (Uru).
Paolo Francesco Ferminelli
La Spagna è in finale
Luglio 8, 2010
Gli spagnoli esultano, i tedeschi si fermano di nuovo in semifinale. Per la squadra di Del Bosque è la prima finale della storia, un traguardo da sempre inseguito e finalmente raggiunto, a due anni dalla conquista del titolo europeo, guarda caso sempre contro la Germania. La Spagna vince con il solito goal di scarto, meritando comunque la vittoria, cercata da subito grazie ad una condotta di gara votata all’offensiva, con un possesso palla sempre accentuato, che costringe l’avversario di turno a snaturarsi e a correre spesso a vuoto. Nel primo tempo non ci sono grandi occasioni, ma la partita vede le furie rosse più intraprendenti e comunque pericolose con Villa (6′) che si vede respingere la sua conclusione di destro da Neuer in uscita e successivamente con un colpo di testa di Puyol (14′) terminato alto. Gli uomini di Low rispondono con una conclusione dalla distanza di Trochowski (31′) deviata in corner da Casillas.
Nella ripresa i rossi accentuano la loro pressione e vanno vicinissimi al goal (58′) con un’azione tutta di prima nata da un’incursione sulla sinistra di Iniesta che crossa al centro per Villa che arriva in ritardo per la deviazione vincente. Al 68′ Podolski crossa al centro per Kroos che calcia debolmente di piatto destro favorendo la respinta del portiere spagnolo, fallendo così la grande opportunità per il vantaggio. Come spesso accade nel calcio, se sbagli paghi ed al 73′ succede proprio questo: angolo dalla destra di Xavi e colpo di testa, questa volta vincente, del solito Puyol, con palla nell’angolo alla sinistra di Neuer. I tedeschi accusano il colpo e da quel momento non riusciranno a creare nemmeno un pericolo per Casillas, di sicuro uno tra i migliori nel suo ruolo in questo mondiale. All’82′ Pedro scatta in solitudine verso la porta avversaria ma spreca clamorosamente il raddoppio ignorando Torres, che non aspettava altro che il passaggio del compagno per il facile raddoppio. La finale è comunque in cassaforte e saranno gli olandesi a contrapporsi al sogno mondiale degli spagnoli, mai vincenti come del resto gli orange, sconfitti due volte in finale nel 1974 e nel 1978.
Risultati semifinali Germania-Spagna 0-1
Uruguay-Olanda 2-3
Paolo Francesco Ferminelli
La Germania umilia Maradona.
Luglio 4, 2010
Il volto distrutto, lo sguardo perso nel vuoto, l’impotenza di una squadra che ambiva al titolo mondiale, questa è l’ultima istantanea di Maradona, messo sotto scacco dalla Germania, che cala un poker duro da sopportare per gli argentini, speranzosi nel loro condottiero con il rosario tra le mani. E’ servito a poco appellarsi alla scaramanzia, ai baci, al segno della croce ripetuto più volte. L’incontro non ha avuto storia e lo si è capito al terzo minuto di gioco, quando Muller gelava di testa l’immobile difesa argentina, portiere compreso. Da quel momento i tedeschi hanno controllato il match, lasciando sfogare gli avversari, incapaci di costruire azioni pericolose per tutta la prima frazione di gioco. Messi cerca di farsi largo tra le maglie avversarie, ma sembra che giochi da solo contro undici e così la strada si fa in salita, anche perchè a centrocampo nessuno è in grado di tamponare le ripartenze tedesche, un vero e proprio spauracchio per gli avversari, lenti ed impacciati. Al 24′ Klose spreca una clamorosa occasione all’altezza del dischetto del rigore calciando alto il pallone della sicurezza.
Nel secondo tempo l’Argentina prova a fare qualcosa in più, impegnando di tanto in tanto Neuer con conclusioni dalla distanza (vedi Tevez) o con i cross, peraltro mai sfruttati da Higuaìn, sovrastato dalla difesa avversaria, sempre attenta e pronta nel contrastare le manovre avversarie, favorendo così il ribaltamento dell’azione. Al 68′ Podolsky scatta sulla sinistra e crossa al centro per Klose che raddoppia a porta vuota. Gli argentini assistono impotenti a ciò che sta accadendo e Maradona inserisce Pastore nel tentativo di dare una scossa, che però non arriva. Non si capisce perchè Milito venga lasciato in panca nel momento in cui ci si deve giocare il tutto per tutto e chissà se un un giorno el Pibe ci spiegherà perchè tanto oltracismo per un giocatore di valore assoluto, capace di fare le fortune dell’Inter in tutte e tre le competizioni vinte quest’anno. Al 74′ Schweinsteiger semina i difensori argentini come birilli e sempre dalla fascia sinistra fa partire il cross che Friedrich trasforma in goal. Tre schiaffi fanno davvero male, ma i tedeschi non smettono di offendere e c’è ancora tempo per il quarto sigillo di klose all’89′ con un preciso piatto destro da distanza ravvicinata. Per la punta tedesca è il quattordicesmo centro, ad un passo dal record di reti di Ronaldo, a quota 15. Per l’Argentina è la resa, dopo i tanti proclami e le provocazioni del suo C.t non c’è più spazio per le parole e le accuse agli arbitri, la mano di Dio e quant’altro. E’ tempo di bilanci, di chiarimenti su una gestione che ha determinato l’ennesima bocciatura per il calcio argentino.
Risultati quarti di finale: Germania-Argentina 4-0
Paraguay-Spagna 0-1
Olanda-Brasile 2-1
Uruguay-Ghana 5-3 (1-1) dopo calci di rig.
Paolo Francesco Ferminelli
Germania e Argentina ai quarti tra le polemiche
Giugno 28, 2010
E’ stata la giornata degli errori, o se volete dei disastri arbitrali. Capello nel pomeriggio, seguito da Aguirre in serata, hanno provato entrambi cosa voglia dire subire un torto difficile da digerire. La Germania infligge un pesantissimo poker agli inglesi, subito sotto di due goal nella prima mezz’ora (Klose 20′, Podolski 32′) che sfruttano al meglio le amnesie della difesa inglese, lenta e sempre fuori posizione. Gli uomini di Capello trovano comunque la forza di reagire ed accorciano le distanze con un colpo di testa di Upson al 37′. Un minuto più tardi avviene il fattaccio: Lampard fa partire un bolide dalla distanza ed il pallone batte prima sulla traversa e poi ben oltre la linea di porta, come evidenziato chiaramente dai vari replay. L’arbitro fa incredibilmente proseguire e gli inglesi non riescono a capacitarsi di una simile svista. Nella ripresa i tedeschi allungano il passo dilagando altre due volte con Muller (67′, 70′) che sancisce la vittoria tedesca, confermando una superiorità comunque evidente.
Anche il Messico può recriminare e ne ha tutte le ragioni, visto e considerato che il match viene sbloccato da un goal di Tevez (26′) in evidente fuorigioco. Rimane inspiegabile l’atteggiamento di Ayroldi e Rosetti, imbarazzati di fronte le decise proteste dei messicani, che vedono il replay dell’azione incriminata sul display dello stadio. Dopo un lungo conciliabolo con il guardalinee, l’arbitro decide di confermare la propria decisione, convalidando così il vantaggio argentino. Sentitosi defraudato ed anche in debito con la sorte (traversa di Salcido nei minuti iniziali), il Messico prova a reagire ma un’ncredibile disattenzione difensiva di Osorio permette ad Higuain di raddoppiare e mettere al sicuro il risultato (33′). Nella ripresa la squadra di Aguirre continua a creare gioco, ma ancora una volta l’Argentina si conferma micidiale nello sfruttare le opportunità a disposizione, trovando la terza rete con una fantastica conclusione da fuori area di Tevez (52′) con palla nell’angolo alla sinistra di Perez. I messicani non demordono e trovano finalmente il goal con una gran botta di sinistro di Hernandez (71′) che non lascia scampo all’immobile estremo difensore argentino.
Risultati Ottavi di finale Germania-Inghilterra 4-1
Argentina-Messico 3-1
Paolo Francesco Ferminelli
Slovacchia in, Italia out
Giugno 25, 2010
Siamo fuori dal Mondiale, questo è il verdetto del campo e la dura realtà di cui ‘Italia calcistica deve tenere conto. Le avvisaglie del resto non lasciavamo spazio a troppe speranze e progetti a lungo termine. La Nazionale italiana saluta nel modo peggiore, da Campione del Mondo uscente, sbattuta fuori da un avversario nettamente alla sua portata, nel girone meno complicato, almeno sulla carta. L’arroganza di Lippi nel voler contare sempre e solo sui suoi giocatori fidati, peraltro improponibili a questi livelli, ha giocato un ruolo fondamentale in questo fallimento, nonostante le avvisaglie fossero ben evidenti sin dallo scorso anno, dopo la figuraccia nella Confederation Cup. Il CT ha voluto andare oltre i propri limiti, pensando che la vittoria del 2006 gli avesse dato la patente d’immunità da qualsiasi critica e scelta tecnica. Così il mister ha ritenuto di lasciare a casa Cassano per problemi di antipatia dovuti a presunti e mai chiariti problemi personali, Balotelli, ritenuto probabilmente poco utile alla causa e se vogliamo anche Totti, che anche a mezzo servizio avrebbe dato certamente qualità ad una squadra che ne ha ben poca.
Il Mondiale è stato spietato, mettendo a nudo tutti i difetti di un undici privo d’inventiva a metà campo ed assai fragile nel reparto difensivo. Si è lasciato Cannavaro al centro della difesa insieme a Chiellini, incerti e troppo lenti per poter dare una copertura difensiva all’altezza della situazione. L’attacco ha deluso su tutta la linea, ad eccezione di Quagliarella, forse il più vivace e giustamente lasciato seduto in panchina, ad eccezione dell’ultima partita, quando i giochi erano quasi fatti. Ora non rimane che la tristezza e la rabbia per non aver portato una squadra in grado di farci sperare in qualcosa di più di un ottavo di finale, perchè queste erano le aspettative, nessuna speranza di andare oltre, quasi si avesse la convinzione dell’impotenza.
La partita con la Slovacchia è stata tra le più deludenti in assoluto, una sorta di Corea, tanto per far capire come si sia toccato il fondo. Primo tempo a dir poco imbarazzante, dove la squadra azzurra non riesce a creare lo straccio di un’azione degna di nota. Dall’altra parte invece una squadra con le idee ben chiare, dedita al pressing e al gioco in velocita’, che mette a nudo i nostri cronici difetti d’impostazione ed organizzazione. Al 25′ De Rossi sbaglia un comodo appoggio favorendo l’inserimento di Vittek che con un destro da fuori area rende vano il tentativo di deviazione di Marchetti. Ancora una volta la strada è in salita e la prima frazione di gioco termina con un risultato che nessuno poteva prevedere. Nel secondo tempo Lippi manda in campo Quagliarella, Maggio e Pirlo ed i nostri si fanno finalmente più intraprendenti rendendosi pericolosi con Di Natale (56′) che spreca da buona posizione calciando malamente a lato. Al 67′ la grande chance per il pareggio è proprio sui piedi dell’attaccante napoletano, ma la sua conclusione di destro viene respinta sulla linea di porta da un difensore avversario. Passano quattro minuti e Vittek raddoppia di piatto destro da distanza ravvicinata, sfruttando al meglio l’assist di Hamsik. I giocatori italiani sembrano ormai al tappeto ed invece Di Natale riapre i giochi all’81′, realizzando di piatto sinistra a porta vuota. Poco più tardi Quagliarella realizza il pari ma il guardalinee annulla per fuorigioco. All’89′ ancora una beffa per la difesa italiana, presa d’infilata da Kopunek, bravo nell’anticipare l’uscita di Marchetti con un preciso pallonetto che termina nell’angolo alla destra del portiere italiano. Nei minuti di recupero(92′) Quagliarella inventa una rete da ricordare con un pallonetto da fuori area che beffa il portiere Mucha, anche se ormai è troppo tardi per sperare nel pareggio qualificazione.
E’ la fine dei sogni, l’uscita anzitempo dal palcoscenico mondiale. Gli sguardi persi nel vuoto dei tanti giocatori con la maglia azzurra sono il simbolo di una resa incondizionata. Dalle notte magiche di Berlino alle notti tragiche targate 2010. E per concludere l’addio senza ritorno del commissario tecnico Lippi, questa volta meno spocchioso ed arrogante del solito, conscio di averla fatta davvero grossa. Il Ct, come sottolineato in conferenza stampa, si è assunto tutte le responsabilità per la clamorosa eliminazione, mostrandosi sorpreso per tutto quello che è accaduto. Di certo ricorderemo la sua tuta rossa, simbolo della vergogna per una Nazionale che esce tra i fischi e l’indignazione dei suoi 56 milioni di commissari tecnici.
Risultati Girone F Slovacchia-Italia 3-2 Paraguay-Nuova Zelanda 0-0
Risultati Girone E Danimarca-Giappone 1-3 Camerun-Olanda 1-2
Paolo Francesco Ferminelli
L’Italia delude ancora
Giugno 21, 2010
Le promesse della vigilia non hanno trovato conferme sul terreno di gioco e cosi’ la Nazionale, sempre più allo sbaraglio, finisce col pareggiare con la Nuova Zelanda, conquistando il secondo pareggio dopo quello iniziale con il Paraguay. I problemi sono gli stessi: la difesa si fa bucare anche quando gli avversari non sono irresistibili, il centrocampo costruisce poco e le punte finiscono col trovarsi a mal partito, specie contro avversari alti e forti fisicamente. Come nella prima partita, gli azzurri sono costretti a rimontare lo svantaggio, anche in questo caso scaturito da un calcio piazzato che trova i difensori impreparati (vedi Cannavaro), anche se la rete neozelandese di Smeltz al 7′ doveva essere annullata per posizione di fuorigioco. L’Italia cerca di reagire e al 21′ Zambrotta si rende pericoloso con una conclusione da fuori area con palla di poco alta sopra la traversa. Al 26′ Montolivo, sempre dalla lunga distanza, colpisce in pieno il palo, confermandosi uno tra i migliori. Gli azzurri premono e al 30′ Chiellini crossa al centro per De Rossi che viene strattonato in area da Smith.
L’arbitro concede il rigore che Iaquinta trasforma con un preciso piatto destro che spiazza Paston. Ottenuta la parità, la squadra italiana continua a premere, anche se la manovra risulta sempre priva di quegli spunti che potrebbero dare un’altra piega al match. Al termine della prima frazione di gioco De Rossi ci prova ancora dalla lunga distanza, costringendo l’estremo difensore avversario ad un’affannosa respinta. Nel secondo tempo Lippi prova a mescolare le carte, sostituendo Pepe e Gilardino con Camoranesi e Pazzini, ma la musica non cambia, semmai risulta ancora più stonata. Contro un avversario votato alla difesa ad oltranza, l’Italia non riesce mai a smarcare le punte, vista l’assoluta mancanza di giocatori in grado di verticalizzare o di ali che sappiano crossare dalle fasce laterali. Sta di fatto che le occasioni create nascono sempre co conclusioni dalla distanza, vedi Montolivo e Camoranesi, peraltro respinte in maniera provvidenziale da Paston. La Nuova Zelanda potrebbe addirittura portare a casa l’intera posta con un sinistro di Wood (84′), terminato di poco a lato alla sinistra di Marchetti. Al termine dell’incontro il signor Lippi, sempre arrogante e poco incline alle critiche ha pensato bene di aggrapparsi alla sfortuna, sottolineando più volte di non aver lasciato fenomeni a casa. Povera Italia…
Risultati Girone F Slovaccchia-Paraguay 0-2
Italia-Nuova Zelanda 1-1
Risultati Girone G Brasile-Costa D’Avorio 3-1
Paolo Francesco Ferminelli
L’Italia pareggia senza brillare
Giugno 15, 2010
L’italia stenta, ottenendo un pareggio che alla fine può anche essere considerato accettabile, nonostante il Paraguay si sia dimostrato avversario tutt’altro che insuperabile. La squadra di Lippi mostra qualche progresso a livello fisico, con una condizione migliore rispetto alle precedenti uscite, specie quella con il Messico in cui si era vista una squadra davvero stanca e fuori fase in tutti i reparti. Tra le note positive vanno menzionati Montolivo e Pepe, vivaci e propositivi in un undici che stenta nel trovare trame di gioco accettabili, vista la mancanza di un fantasista in grado di darle quello spunto in più per decidere le sorti del match. Una menzione anche per De Rossi, che regala agli azzurri la rete del pareggio nella ripresa (63′)dopo la rete iniziale di Alcaraz (39′) allontanando lo spettro della sconfitta che avrebbe creato ancora più tensione e critiche verso una Nazionale che non riesce ad entusiasmare. Tra le note negative l’uscita di Buffon alla fine del primo tempo per un presunto problema alla schiena, anche se il problema fisico che ha colpito il portiere italiano sembra meno grave del previsto. Al termine della partita il Ct non ha perso occasione di dare lezione ai giornalisti, polemizzando come suo solito e trovando discutibili giustificazioni sul gioco espresso parlando di terreno troppo scivoloso per potersi esprimersi al meglio. Inoltre, intervistato da un giornalista paraguaiano ha espresso parole poco lusinghiere nei confronti degli avversari, definendoli rinunciatari e propensi al solo gioco di rimessa. Se questo è l’inizio, attendiamoci per le prossime partite ulteriori lezioni di stile e comportamento, in attesa di una squadra che sappia vincere ed offrire spettacoli degni di una squadra campione del mondo in carica.
Risultati di tutte le partite si qui giocate a Sudafrica 2010
Gruppo A Sudafrica-Messico 1-1 Uruguay-Francia 0-0
Gruppo B Corea del Sud-Grecia 2-0 Argentina-Nigeria 1-0
Gruppo C Inghilterra-Usa 1-1 Algeria-Slovenia 0-1
Gruppo D Serbia-Ghana 0-1 Germania-Australia 4-0
Gruppo E Olanda-Danimarca 2-0 Giappone-Camerun 1-0
Gruppo F Italia-Paraguay 1-1
Paolo Francesco Ferminelli





